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Fedez, Paranoia Airlines: conferenza stampa in diretta

La conferenza stampa di Fedez: tutte le dichiarazioni.

pubblicato 22 Gennaio 2019 aggiornato 9 Novembre 2020 17:47

  • Fedez: “Mi sono appuntato una scaletta per non tediarvi e non divagare. Non ho mai fatto una conferenza da solo, sono un po’ teso”.

  • “Molti mi hanno chiesto perché uscire subito con un altro disco dopo gli ultimi tre anni iper produttivi. Dopo tre anni vissuti in coppia sentivo l’esigenza di mettermi in studio e lavorare da solo. Una volta pronte le tracce mi sembrava ingiusto far impolverare questo disco per delle logiche di mercato che mi sarebbero anche venute incontro. Questo disco nasce da una libertà che mi è stata data. Ho fatto un album che non risponde alle logiche di mercato, posso esprimermi in totale libertà, sperimentando. Non faccio quello che ci si sarebbe aspettati, ma proprio quello che volevo fare”.

  • “Può risultare un disco cupo rispetto ai miei precedenti lavoro. E’ un lavoro introspettivo. Per me è stato terapeutico, una volta finito il disco mi sono sentito consapevole e ho capito come affrontare molti lati d’ombra della mia persona. Un modo per esorcizzare delle paure e lasciarsele alle spalle”.

  • Il titolo: “E’ nato dalla title track del disco, mi sembrava che rispecchiasse perfettamente il periodo che ho vissuto in questi ultimi anni della mia vita. Era arrivato il momento di superare determinate paure e ansie”.

  • Temi: “Nel disco vengono affrontare diverse ansie. Il singolo con Annalisa spiega come si possa accadere nell’apatia anche se sembra non ti manchi nulla. Che cazzo Ridi è la descrizione di un mondo disilluso e disincantato, che ormai conosco abbastanza bene. C’è la title track che spiega bene come l’amore possa aiutarti a superare le insicurezze e le paranoie per l’appunto. Sfregi e Difetti è una traccia mantra: parla di crescita, maturità, come la vita ti porta a una perdita di leggerezza e spontaneità che bisognerebbe ritrovare. Il singolo dedicato a mio figlio fa parte dlela connotazione bipolare che caratterizza i miei album: volevo che fosse unico, per questo è completamente diverso dagli altri. Avrei potuto scriverlo in tante salse. La nascita di un figlio è una cosa bellissima, ma è anche un’opportunità per la carriera. Ho scritto un testo per me e per mio figlio, non è intellegibile per tutti. Difficilmente questo brano può far rispecchiare le persone, parla di cose specifiche e dirette, non mi aspettavo il disco di platino”.

  • Le collaborazioni “rispecchiano la varietà dell’album. Sono nate spontaneamente in una jam session in studio. Il caso di LP è stato strano: ero in studio con Michele Canova, è venuto un manager con LP, lei ha sentito un mio brano e mi ha chiesto se avesse potuto scrivere un ritornello”.

  • Il tour: “Da marzo tornerò nei palazzetti. Da solista non avevo mai fatto dei palazzetti, questo è il mio primo tour nei palazzetti… anche se sembrerà strano. Mi hanno detto di dire che abbiamo fatto sold out a Milano e dobbiamo capire quando aprire la seconda data perché non ci sono date libere”.

  • “Non penso ci sia un tour estivo, la vita di questo disco non deve andare troppo in là. E’ fatto proprio per urgenza di far uscire qualcosa che sentivo, ma non ha senso portarsela dietro per troppo tempo”.

  • Perché non c’è Dua Lipa? “Avrebbe fatto piacere anche a me. Con Dua Lipa c’è l’intenzione di lavorare insieme, lei viene da un periodo pazzesco, ha dei progetti imminenti importanti, si sarebbero incavallati. Ma mi ha promesso di collaborare presto insieme, io ci spero, ma magari mi ha preso per il culo”.

  • Emis Killa: “Con lui è stato bello e strano. Io e lui ci conosciamo da quando abbiamo 13 anni, abbiamo frequentato la stessa compagnia, siamo cresciuti in un centro nevralgico per la cultura hip-hop milanese. Pensate che quando avevo 18 anni io e lui eravamo sotto la stessa etichetta amatoriale, io me ne andai perché non mi cagarono e lui esplose con il suo mix tape. Successivamente abbiamo perso i rapporti, poi ci siamo riavvicinati sentendoci al telefono, ma non ci vedevamo dal vivo da anni. Il nostro si è sempre contraddistinto con una sana competizione: ci siamo supportati e invidiati per diverse cose, sviscerandolo limpidamente. Rivedersi di persona è stato strano perché abbiamo tirato le somme della nostra vita. Poi incontrarsi dopo essere diventati genitori entrambi è stato strano…”.

  • C’è un fil rouge del disco? “Sicuramente eterogeneo. Questo principio di autoanalisi e di esorcizzazione delle tematiche. Mi sono sempre contraddistinto da una bipolarità artistica, senza un vero fil rouge, ma stavolta c’è più coerenza produttiva rispetto alle mie precedenti produzioni”.

  • Cosa ne è di Newtopia? “Esistono clausole di riservatezza e non posso entrare nel merito. Quando abbiamo presentato Newtopia l’abbiamo venduta per quella che era e io sono sempre stato il fulcro delle scelte. Nel concreto della gestione è cambiato veramente poco, c’è stata solo un’acquisizione di quote da parte mia. Siamo partiti in tre, ora siamo più di dieci persone. I talent sono sempre di più, gestiamo da sportivi a youtuber. Non ho l’esigenza di farmi vedere in prima persona, spesso li gestisco in sordina, la mia figura può essere ingombrante o deleteria.”.

  • Le esperienze coi fan: “Tutto nasce dalla volontà di ringraziare i fan per tutto quello che mi hanno dato e la volontà di regalare loro un’esperienza diversa. Oggi la musica e lo streaming sono l’80% del mercato, il disco fisico deve assumere una dignità completamente diversa. Questa secondo me è un passo avanti per vivere l’incontro con i fan da una prospettiva diversa”.

  • “C’è sicuramente la volontà di vivere la mia vita in maniera meno esposta. Vengo da dischi, tour, televisione. Non voglio ritirarmi, ma vivere la vita, non soltanto quella lavorativa”.

  • I figli? “Possono essere un’occasione per fare una canzone universale che possa abbracciare tutti universalmente. Io non ho fatto una hit intellegibile per tutti”.

  • Emis Killa: “A me piacerebbe tanto che venisse in Newtopia, ma non credo che accadrà mai”.

  • A te tuo figlio come ha cambiato la carriera? “Spero di non dovermi appoggiare a mio figlio per cambiare la carriera. Ha influito sull’esistenza e la rivalutazione delle priorità”.

  • I social? “Per me quella non è esposizione. Il mio personaggio coincide con la mia persona e io vivo la mia vita. Io intendo essere in tour, fare dischi, essere in televisione. Il pubblicare la mia vita sui social non costa fatica e non pubblico cose che non mi piace fare, sono figlio dei miei tempi e mi viene spontaneamente. Vivo la mia vita come i miei coetanei”.

  • “Quando lavori tanto e la tua vita diventa il lavoro senti l’esigenza di vivere di più”.

  • La vita del disco deve essere breve. “Mi piacerebbe vedere la faccia di Rosi, il capo della Sony”, dice Dondoni. Hai già in testa qualcos’altro? “No, ho fatto uscire il disco perché ci ho lavorato in questo anno e mezzo però non sento l’esigenza di portarlo in giro per due o tre anni. Ho altre esigenze in questo momento nella mia vita. Se venderà poco non me ne fregherà niente”.

  • “Non ho detto addio a X Factor, sono stato frainteso. Non ho avuto neanche il tempo di cosa fare e cosa non fare, devo capire”.

  • La Dark Polo Gang: “Se fanno la DPG nel loro disco non succede niente, se lo fanno in un mio disco è più facile che ci siano i moralisti. Loro dissacrano il maschilismo”.

  • “Dopo tanti anni penso di essermi guadagnato la libertà di poter fare un disco che non rispondesse alle logiche di mercato”.

  • Chiara Ferragni quanto è entrata in questo disco? “Quando ho iniziato a scrivere lei era incinta, era ferma a letto per un periodo e non ho voluto neanche tediarla, avevamo altri problemi nella testa. Ma dopo la nascita di Leone mi ha dato tanti pareri, ha influito e mi ha aiutato tantissimo. Siamo uno l’antitesi dell’altra: io vedo il bicchiere mezzo vuoto e lei sempre mezzo pieno. Non c’è una dichiaratamente fatta per lei”.

  • “Il tour è qualcosa di molto particolare che non è mai stato fatto, ma non posso parlarne”.

  • Andrea Rosi: “Volevo ricordare che la musica in questo momento storico è sbagliato mettere la musica intorno a un recinto. Secondo me oggi, per quanto ci riguarda, possiamo rompere queste regole ogni giorno. Se Federico aveva questa esigenza, è giusto che sia così. “.

  • Cosa c’è di sperimentale? “Per la mia visione è sperimentale. Abbiamo lavorato tanto sulla voce. In molte tracce sono stati realizzati con il microfono col filo da centro sociale per fare un suono sporco e una lavorazione poco pop. Non ho mai sporcato la voce con degli effetti, se non l’autotune”.

  • Ho fatto 20mila felpe per i fan con Diesel, “di più sarebbero costate tantissimo”. “Abbiamo già chiuso l’e-commerce, se l’avessimo tenuto aperto tutta la notte sarebbero finite”.

  • La collaborazione con Michela Canova: “Ci siamo conosciuti un bel po’ di anni fa, quando stavo facendo Pop-Hoolista. Ci siamo stati subito tremendamente sul cazzo. Ora sono passati un po’ di anni, sarà che siamo cambiati entrambi, ma ci siamo trovati come ascolti e come visione della musica. Michele non vive la sindrome dell’artista mancato, non ha l’esigenza di far prevalere il suo ego su quello degli artisti che è già molto ingombrante. Abbiamo lavorato a sonorità molto lontane al pop a cui lui è abituato. E’ stato un esperimento stimolante anche per lui”.

  • Andresti a Sanremo a promuovere il disco? “Mi cago sotto. Io c’andrei anche… Ho accompagnato Fragola anni fa e mi sono immaginato su quel palco, ma non ce la farei. Uno dei miei punti deboli è cantare in televisione, mi cago sotto e ho paura, perché è un contesto diverso rispetto al concerto. Lo farei, ma la vivrei molto male… ma per me, non per il contesto Sanremo”.

  • C’è qualcosa che non rifaresti? “Mi pento di tante cose. Il mio personaggio coincide con la mia persona e mi ha portato a far vedere lati sbagliati e fragili di me. Spesso ho detto troppo rispetto a quello che dovevo dire e spesso sono stato frainteso. A volte non riesco a essere chiaro e a trasmettere il messaggio che voglio dare”.

  • “Per me un grande sogno sarebbe Trevis Scott. Anche il servizio che abbiamo fatto con Vanity va in quella direzione, lui ha fatto la medesima cosa che ho fatto io con la capsule”.

  • Come l’amore per Chiara e Leone ti aiutano? “Tanto. Quando ci siamo conosciuti venivamo da due mondi diversi, siamo due persone che dal nulla si sono creati un futuro. Ci siamo confrontati spesso, il nostro vivere insieme ha portato a tanti cambiamenti per entrambi. Da un punto di vista pragmatico ed esistenziale ci siamo aiutati molto e abbiamo preso il buono ognuno dall’altro. E’ tutt’ora fondamentale per me”.

  • Quali sono i rimedi alle paranoie? “Il mio più grande problema è stato pensare al passato o troppo al futuro, non mi sono goduto il momento e il presente. Vorrei riuscire a godermi i momenti belli del presente”.

  • “Non mi ergerò mai a guru o santone del rap. Non ho mai avuto troppo attaccamento al genere, anche se ho fatto la vera gavetta di quel genere lì. Vengo da contest di freestyle. Sono pure stato il co-fondatore fantasma di Tanta Roba. Ho contribuito anche io al magico mondo del rap in maniera inconsapevole. Però sono sempre stato diverso dagli altri: sono sempre stato pop. Non saprei dire cosa succederà al rap e mi interessa anche poco”.

  • “Non ho idea di dove mi porterà la mia rivoluzione, penso al presente”.

  • Canova. “Ho capito che il produttore è una sorta di psicologo degli artisti, che lavora per far uscire quello che hanno dentro in quel momento. Mi ha spronato a far uscire quello che sentivo”.

Questa mattina Fedez presenta alla stampa il suo nuovo album, Paranoia Airlines. L’incontro si tiene all’aeroporto di Linate.

Fedez